Archivio di novembre 2009

Il mio amico Maurizio

Maurizio Senzaamici 23 novembre alle ore 15.50
Leggo sempre con impazienza i tuoi blog, ansioso di trovare spunti interessanti che facciano da starter alla mia mente in funzione link dopo link attraverso il mio caos mentale. Anche stavolta mi sono scattate (o saltate???) le connessioni, e ad attivare il processo mentale sono state, nel tuo ultimo blog, le parole “logica”, “Shawn Ray”, e “Hatfield’.
Sono sempre stato attratto anche io dalla LOGICA, principalmente quella indicante la correttezza di una pratica alimentare e allenante, ma sono sempre rimasto disarmato quando riscontravo quanto poco applicabile potesse essere nella normale quotidianità e quanto difficoltosa fosse per me capirla questa maledetta logica (soprattutto dopo averla studiata per un esame universitario).
E’ difficile rendere semplice la logica, a volta si sbaglia semplificandola troppo o adattandola a ciò che pensiamo…
Sulla logica del tuo approccio invece non metto in discussione niente: veramente semplice, “logico”, facilmente applicabile, vario e variegato, legato e/o correlato inoltre al fattore “alimentazione”.
Solo un piccolo dubbio: che cosa può realmente giustificare l’effettiva efficacia o necessità di un incremento dei carboidrati nel secondo microciclo ad alte ripetizioni?
E’ la domanda che ho posto anche a un mio cliente che mi chiedeva quanti carboidrati assumere per il recupero glucidico-energetico post allenamento.
Mi viene da pensare ad un articolo di Pedemonte in cui egli ironizzava su certi articoli di altri autori in cui si poneva eccessiva enfasi sulla tecnica di esecuzione corretta dei movimenti in sala pesi, egli diceva che erano movimenti semplici, fatti su uno stesso piano e con movimenti angolari brevi, cosa si dovrebbe dire allora dei movimenti di altri sport quali i tuffi dal trampolino o il lancio del giavellotto che richiedono dinamiche estremamente più ampie/complesse/veloci/precise?
Correlato: se devo alzare i carboidrati per fare quante? 30? 40 serie? allora quanti carboidrati dovrebbero mangiare quelli che fanno una partita di pallone o che vanno in bicicletta? E quelli che fanno jogging??
Qual è la motivazione dei carboidrati? Non penso sia un’accresciuta richiesta energetica (quanti carboidrati servono per una quarantina di serie? Il tempo effettivo per svolgerle in cui faccio lavoro muscolare quanto è? Forse la scuola francese ne richiedeva di pìù ma si parla degli allenamenti di tre-quattro ore di Nubret o di Thierry Pastel). Qui non si parla di una seduta di spinning o di walking!! Di sicuro una motivazione può essere il pompaggio ma questo penso sia indipendente dall’attivazione delle fibre rosse. Il pompaggio è susseguente all’allenamento per le fibre rosse (effetto ma non causa). Oppure è sinergico? Ricerco l’attivazione e l’esaurimento delle fibre rosse o il pompaggio? O il vantaggio dettato dagli alti colpi è dato non dall’attivazione delle fibre rosse ma dal pompaggio e dalle sue cause e effetti, come teorizzava l’anno scorso Sarcev (ma qui si inizia a giochicchiare un po’, eheh..)
Richiamiamo il sempre più attuale Cianti, egli auspica un aumento energetico DOPO il microciclo di allenamento pesante ma per fini di recupero muscolare e l’allenamento aerobico e di resistenza è essenzialmente per compensare eventuali accumuli di adipe da surplus insulinico (e non prettamente da carboidrati…). E’ un po’ fine da capire ma è differente, per lui l’allenamento più aerobico serve per compensare l’alimentazione da lui proposta (l’alimentazione determina l’allenamento), nel tuo caso sembra proprio l’inverso ossia che l’allenamento più di resistenza richieda più carboidrati… Nel tuo caso si mischiano due diverse tipologie allenanti (varietà, varietà… OK!!) con due diverse strategie alimentari (sempre più ok!!) ma in un mix che vedo non strettamente collegato…
Allenamento - La logica richiamata da te è ormai risaputa, la teoria cellulare di HATFIELD, e il primo a parlarne in Italia è stato su Cultura Fisica il dott. Spattini di ritorno dai suoi viaggi in America con il suo team quando ancora gareggiava (tu stesso la descrivevi un po’ di tempo fa parlando di “cassetti”). Ma addentrandoci di più sulla logica di questo programma si devono considerare anche i diversi tipi di recupero dei diversi tipi di fibre (considerando poi che non sono solo di due tipi) o dei due allenamenti, in riferimento poi a quale muscolo si allena (grande o piccolo? a prevalenza di fibre bianche o rosse? E’ sensata la stessa frequenza sia per gambe che per bicipiti?). Io stesso avevo comprato i libri di Hatfield, sia quelli tradotti che quelli scritti successivamente (non editi in Italia) ed egli approfondiva l’approccio stabilendo per ogni singolo muscolo un diverso tempo di recupero anche in relazione per l’appunto alla sua fisiologia (anche morfologica) e al tipo di lavoro su di esso fatto, mandando di fatto a quel paese una possibile e applicabile formulazione di base temporale per un modulo di microciclo, con tabelle piene di A1,B1,D – C1,A2,B3 – A1,C2,B3,D2 che neanche il Tozzi più motivato nemmeno si sogna…..
Un microciclo settimanale cozza con l’applicazione scientifica di queste tempistiche su ogni singolo muscolo.
Del resto Cianti (ahimè, sempre lui) alla fine dice di accarezzare il pelo per il verso giusto, ossia se un muscolo è rosso allenalo come tale, non violentarlo cercando attivazioni neurali che non è in grado di effettuare… e viceversa)
La logica più fine richiede anche che a un determinato tipo di allenamento sia abbinato una determinata alimentazione E una determinata assunzione di prodotti (si vedano a tal proposito gli articoli scritti su Body’s Magazine e seminario tenuto a Bologna da Jean Texier già quindici anni fà).
La cronodieta ci insegna che è saggio adattare l’alimentazione ai differenti stati ormonali, è ben risaputo che è possibile influenzare l’ambiente ormonale tramite l’alimentazione, che gli ormoni modificano le richieste nutrizionali, diversi allenamenti inducono differenti stimoli ormonali (triplice sinergia allenamento-alimentazione-supplementazione anzi aggiungiamoci anche lo stato emotivo quale fattore influenzante alimentazione e ambiente ormonale).
E’ un po’ difficile applicare a fondo la logica… e alla fine ahimè forse vince davvero la logica del portafoglio (ma così non è logica, è illogico, e a me non piace… eheheheh)
Per ultimo (e non a caso) SHAWN RAY: uno dei primi corsi da istruttore a cui ho partecipato era tenuto da Emilio They (che mi spiace scomodare sempre, ma per me era un grande) e ad un certo punto dopo l’intervento del solito saputello saccente di turno (quello volta non ero io, lo giuro) che diceva “ma è scritto così, si dice così, si fa così, per me è così…” si è girato, ha guardato il poster di Shawn Ray che neanche a farlo apposta era appeso alle sue spalle e gli ha risposto “io queste cose le ho imparate ascoltando anche quello che ha fatto e che dice di fare quel grandissimo atleta lì alle mie spalle, e sinceramente, guardando lui e poi guardando te, confido di pìù in quello che ha funzionato per lui”
Beh, definirmi prolisso è dire poco, ma so che tu le leggi di notte, quindi penso che a quell’ora tu non abbia un granché da fare, al massimo ti aiuto ad addormentarti.
Mmm, dai, giusto adesso mi è venuta in mente un ‘altra cosa ma per quella aspetto anche io stanotte, ora devo andare…..