Archivio di aprile 2009
Partiamo dalla fine. Mi sono sempre augurato di vivere la morte di mia madre. Non sono pazzo. Mi sono sempre immaginato di essere sotto alla sua anima, nel momento del trapasso Sai, Sam, quando dicono che vola via un qualcosa, 21 grammi di peso, la sostanza dell’esistenza.Dicono che ci si veda sollevare, vedi il tuo corpo e non ti spaventi. Cosi’ dicono, e io ci credo. Insomma, diciamo che mi piace crederci, dai..Clelia, aveva questo strano nome, arrivato chissa da dove. Sembra fosse un eroina che non volle sottostare alle regole dei maschi vogliosi e scappo’ in maniera rocambolesca, era il tempo dell’antica Roma…Mia madre era della Vergine. Persona difficile, ai piu’…polemica, spesso antipatica. Io l’ho amata ed odiata alla follia, Sam,proprio come te, ma tu hai un grosso vantaggio…puoi far tesoro della magia di questa sera. Ho ricordi confusi, la ricordo sorridente per molti anni, quelli che lei definiva “quelli della serenita’”. Poi qualcosa si e’ rotto, un po’ con la pensione e la nuova inutilita’, un po’ la nostra famiglia, che tira in maniera inderogabile ad una placca di ghiaccio alla deriva che si chiama “depressione”. L’ho vista morire piano, io spettatore inerme perche’ un figlio come me poteva solo osservare ed essere il cronista della sua stessa fine. Le spiegavo i motivi della sua fine, crogiolandomi sulla mia cinica intelligenza e me ne andavo. Ogni volta sbattendo la porta. E adesso quella porta mi si e’ chiusa alle spalle. Ho desiderato non morisse subito, e non mori’, consentendomi un milione di “ti voglio bene” postumi, sussurrati vicino alla cannule nelle narici che si sostituivano piano ai suoi polmoni. Tre anni di agonia, cosciente nonostante l’anidride carbonica che ti sballa, tra cadute dal letto alle 3 di notte, le mie bestemmie, mio padre che allargava le braccia, le foto ingiallite della mia comunione. Sul tavolo, qualche mozzicone, farmaci iniziati e mai finiti, pillole che si infilavano nelle trame dei centrini di pizzo. Luce bassa, la televisione su Canale 5, Iva Zanicchi che faceva girare la ruota…
Una mattina mori’. Mi chiamarono verso le 9 del mattino, arrivai subito ma era gia’ fredda. Era avvolta da un paravento, perche’ le altre ospiti della stanza non si impressionassero, ma una di loro mi spiegò qualcosa…non mi ricordo. Ero stato con lei per buona parte della notte… era entrata in coma 10 gg prima, dopo aver dettato a mio padre il solito testamento che aveva ripetuto da 40 anni, in maniera quasi ossessiva, e sul quale tutti ridevamo. Ma qualla volta fu diverso. Non volle vedere mia figlia, nata sei mesi prima e vista in maniera centellinata…gliela mostrai, comunque, impaurito dalle sue previsioni. La sollevai come un calice verso il cielo. Clelia si mise una mano sugli occhi e giro’ la testa per non vederla. Capii’ che sarebbe stata l’ultima volta.
Mia madre, gelida nel letto. Non respirava… eppure, quante volte, di notte, avevo giocato a respirare sul suo respiro. Era di ghiaccio…eppure, quante volte mi ero messo in posizione fetale, vicino a lei, seguendo da dietro la sagoma del suo corpo. Non mi rispondeva…eppure, quante volte mi aveva risposto anche durante la malattia..” Dai, ma’…dai”. Durante il funerale, qualcosa ando’ verso la culla di mia figlia, in casa dei suoi nonni materni. La tata che stette con lei la vide. Parlo’ piangendo al telefono di una figura che scivolo’ nella sua stanza, Aurora si sveglio’ e rise, la donna vide una figura femminile che teneva la mano di sua nipote nel lettino, prima di svanire. La descrisse, e descrisse il suo vestito. Descrisse il suo vestito preferito, sfondo blu, con i fiorellini..descrisse il suo corpo e caratteristiche che quella malattia lascio indelebili. La descrisse perfettamente, e non l’aveva mai vista prima.
Oggi, Clelia mi accontenta in ogni mio capriccio, come quando era in terra. Io lo so, l’ho vissuto, ne sono certo. Alcuni li chiamano “angeli”.