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Capitolo II, la salute viene dal freddo.

Quando il Sig. Stefansson si trasferi’ tra le popolazioni indigene, nei profondi ghiacci del Polo Nord, non avrebbe mai immaginato che avrebbe vissuto la piu’ incredibile e sconvolgente esperienza appartenente alla Scienza dell’alimentazione. Non fu la classica scampagnata in laboratorio del Professore di turno. Otto ore al giorno di lavoro, e poi, via a casa, se ne riparla domani. No, l’Antropologo passo’ 11 anni tra gli Eschimesi, mangiando come loro, vivendo la loro vita. Dal 1906 al 1918, l’antropologo americano crebbe il figlio della propria convinzione. Le popolazioni Eschimesi non conoscevano le piu’ comuni, come le piu’ gravi malattie che impestano la societa’ occidentale. Gli uomini erano sani, robusti e resistenti cacciatori, le donne non mostravano problematiche legate al parto e all’allattamento. Entrambi non soffrivano di alcuna patologia virtualmente descritta dai vecchi e prezzolati tromboni che passano di Porta in Porta, prezzolati delle industrie pastificie, primari ospedalieri in citta’ famose per essere l’impero del frumento assassino. Non avevano le arterie indurite attribuite anche a coloro che mangiano carne due volte alla settimana. Eppure gli eschimesi ne mangiavano in abbondanza, tutti i giorni, ed anche bella grassa. Nessun infarto, niente gotta, nessuna patologia nefrologica. Niente.

Evidentemente, qualcosa di diverso, qualche altro nutriente doveva essere l’agente scatenante, il vero detonatore di questa vera epidemia, anzi, di questa devastante Pandemia. Qualcosa doveva scatenare qualcosa. E questo qualcosa doveva essere presumibilmente un ormone. Stefansson cominciava a rompere i coglioni. Cominciavano ad osservare che qualche chiave genetica tutta supernordica potesse aprire un qualche dote, che so, un enzima che evitava la liposintesi o qualcosa del genere. Gli Eschimesi la scamparono bella. Se mangiavano in stile occidentale, ingrassavano come noi. Immaginate se avessero avuto un enzimiello antiadiposo in qualche anfratto del loro DNA…chissa’ che ecatombe, spremuti come limoni, vivisezionati, venduti a tranci come gli squali, la cui piu’ grande disgrazia ha coinciso con la diceria di qualche stronzo che ha abbinato la loro pinna all’arrapatura di quattro impotenti nippo-occidentali. Ma torniamo agli esperimenti. Nel 1926 tentarono di trovare un problema alla palesata salute di Stefansson. Niente. Qualcuno si entusiasmo’, e tento’ di vivere un’esperienza che delimitasse ulteriormente i termini della questione. Uno scienziato mangio’ solo carne magra, ma dopo poco tempo, malesseri di vario genere cominciarono a manifestarsi soprattutto a livello gastico. Il secondo si permise una dieta molto simile a quella degli Eskimo, ricca di proteine e di grassi a volonta’. Zero problemi, nessun effetto collaterale, micidiale resistenza allo sforzo e lucidita’ mentale 24 ore su 24. A questo punto, i giochi si fecero chiari. Con l’introduzione di una piccola quantita’ di grassi, i malesseri di consumarono nel nulla di una presa di coscienza nuova e di devastanti proporzioni scientifiche. Era nata una larvale dieta metabolica, o “grassi e proteine”, come comunemente approcciamo verbalmente per definirne la sostanza. Erano gli anni a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale (scusate, ma non mi sono uscite le maiuscole), e questi approcci alimentari erano di pertinenza dei ricchi, o comunque delle persone che potevano attingere ad informazioni raffinate e a cibi nobili, quali le proteine in genere sono. Ovvio che questi studi larvassero per decenni. Di sicuro, spuntarono dalle fogne gli pseudoscienziati dell’alimentazione che basarono le proprie tecniche dimagranti sull’oscenita’ dell’aritmetica,

THE WEIGHT WATCHERS SI AFFIDANO AI SENSI DI COLPA.

E’ su questo presupposto che si fondano le terrificanti adunate degli “osservatori del peso”. Perdio, non suona gia’ sinistro questo autoreferenziarsi? Cioe’, il peso degli altri lo osservate dal buco della serratura o vi infilate sotto l’ascella dell’obeso, e da quel luogo fate partire il cazziatone? Che meraviglia quelle riunioni, altro che i raduni di Herbalife! Sedie in cerchio, la bilancia come la vergine di Norimberga…sotto a chi tocca. Abbeverati alla fonte delle 800 calorie, nessun dubbio sull’azzeramento del metabolismo nel medio-lungo termine, occorre deare risultati al paziente, e il paziente deve dare risultati al centro. E perpetuare il verbo, ovviamente. Purtroppo, non sempre le cose si dirigono verso i nostri progetti, e non sempre la matematica e’ priva di opinionisti. Capita che il rapporto ipocalorie-calo del peso non si allinei con l’aritmetica, ed entri in gioco la maledetta biochimica personale, la grande sovvertitrice dei programmi preconfezionati nei computers del bravo preparatore. E quando la signora, pesata in pubblico in salsa di ansia tachicardica da prestazione, non e’ calata di un etto, vai con la cazziata atomica e l’infamata pubblica che sottolinei la scarsa e fallimentare applicazione del soggetto, non certo la scienza incarnata del “2-3= -1″. Porre l’attenzione sulla presunta inconsistenza della volonta’ della paziente e’ tuttora una bella comodita’ che accomuna tutti noi, operatori del cosiddetto “fitness”.