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Immaginate di essere escluso da un gruppo. Arnold beveva il suo frullato gigante ed indossava le pancere in neoprene cantando nel gruppo. Piegava le barre che a noi servivano per un patetico riscaldamento nel pregara e indossava il costume da 15 cm con lo stemma IFBB. Mike provò, ma qualcosa non funzionò a dovere. Solo pochi sanno di preciso quale fu il meccanismo che fece saltare il tutto. Forse Mike non volle piegarsi allo strapotere dei Weider per qualcosa che assomiglia all’orgoglio. Forse il sistema del bionomio “Arthur Jones- Mike Mentzer”, si estraneò eccessivamente dal nucleo polposo, tentando di creare un polo alternativo all’Impero. Forse Mentzer parlò troppo di troppo poco allenamento e troppo poco di integratori. Parlò troppo di un sistema non codificato da Joe Weider, anzi, sputtanò tutti i “Principi Weider”, per essere preciso. Poteva sopravvivere a questo, Mike Mentzer? Non sopravvisse. Mori’ in uno spogliatoio puntando il dito verso un Arnold strafottente e a gambe accavallate. Arnold non doveva gareggiare, lasciando la strada spianata al primo Olympia di Mentzer, ma si presento’ a sorpresa, rompendo le uova nel paniere del pianeta parallelo che lottava contro il sistema imperante.
Mi piace pensare che Weider abbia ordinato ad Arnold di prepararsi alla meno peggio, di gareggiare e battere quel rompiballe con la compiacenza dei giudici. Mi piace pensare che l’allenamento da 4 ore al giorno di Arnold, che si portava appresso tonnellate di integratori per sostenerlo e promulgarlo al mondo, abbia annientato le circa 4 ore alla settimana, a 1500 calorie al giorno di Mike. Poco, intenso allenamento, poco cibo, pochi integratori e molto recupero….quanto poteva reggere tutto questo nei favolosi anno ’80? Poco. E poco durò. Almeno nei circuiti Weider. Non creò indotto per il capo, e il capo lo licenziò. Immaginate la crudeltà dell’imprenditore Statunitense per eccellenza, mescolatela col pragmatismo economico ebraico, et voilà, l’estradizione è servita. Certo, è da dire che anche Mentzer non era un pan di zucchero. Affermare che tutto ciò che era stato scritto sulle sacre tavole era una colossale bufala…dichiarare che Zane, Draper, Columbu, gli stessi totem assoluti Reg Park e Steve Reeves si erano sbagliati, sbagliati da sempre e che da sempre lo sbaglio era epocale. L’allenamento.
Non ridete. Guardate che negli anni ’80 si parlava quasi solo di allenamento. Lo so che è folle, ma l’allenamento era il momento “topico” della giornata dei culturisti.
Ok, bando ai sentimentalismi. Vi ho chiesto più volte di immaginare un periodo storico nel quale accadono certe cose. Si lavora, e si lavora molto. Si produce molto, e gli USA sono già da molto tempo i padroni del mondo. Ad un certo punto arriva Tizio, il quale afferma che tutte la solide basi che hanno formato le fondamenta della nazione si sfaldano sotto i colpi di mortaio di qualcosa che adesso si spaccia come una scienza esatta. Mike era la propaggine divulgativa di una coppia formata proprio da Arthur Jones, creatore della Nautilus e biomeccanico di prima scelta, ed Ellington Darden, un medico culturista, famoso per una cassa toracica grottesca, enorme. Il biondo e belloccio medico, divenne la cassa di risonanza scientifica di tutta la baracca. A questo punto, il triangolo era completo. Il tecnico con i soldi e la tecnologia a disposizione, il medico che ne accredita la valenza scientifica, l’atleta che mostra i risultati agli occhi del mondo. Ovviamente, tali risultati si ottenevano grazie alle straordinarie camme inventate da Jones. Niente supplementazione, farmaci ridotti al minimo, solo allenamento. Con le Nautilus.
Pensate che rivoluzione. Altro che Gesù Cristo. Questo predicava il paradiso perduto: allenarsi 90’ al massimo alla settimana, quando Arnold macinava serie su serie per 4 ore al giorno, 6 giorni su sette. Potete pensare a quale conforto milioni di appassionati in tutto il globo terracqueo andarono incontro? Finalmente il BB diventava una disciplina ecumenica, in grado di essere di piena appartenenza ai ricchi sfaccendati e ai lavoratori indefessi. Il Figlio incarnato della Verità aveva “unto” tutti con un messaggio tanto Cristiano quanto Marxista. La proprietà del tempo era diventato un furto. Poco tempo, e per tutti. Adesso chiunque poteva diventare qualcuno. Non c’erano più scuse.
Ci fu un tempo nel quale Mike non era malvisto. Non posso dire fosse l’idolo di casa Weider, ma erano tali i proseliti positivi nei suoi confronti, che la classe dirigente decise di allearsi col nemico senza combatterlo. Duro’ poco. Mentzer era troppo diverso per uniformarsi, e l’uniforme gli si scucì di dosso molto presto. Maledetta fu la gara di Sidney, maledetto quel primo posto di Arnold, ancor piu’ maledetto il suo quinto posto. Quinto. Non si riprese mai più. Ogni suo seminario iniziava con il vecchio racconto di come fosse stato massacrato a Sidney, era diventato patetico anche a se stesso. L’uso massiccio di anfetamine, utilizzate per lavorare il piu’ possibile e lasciare che la sua mente e d il suo fisico fossero sempre al massimo, trovò una tragica sinergia con alcuni, fisiologici lutti che pervasero il suo percorso terreno. Andò sempre peggio. Anfetamine, lavoro perso con i Weider e con Jones, anfetamine, perdita di suo padre, a cui era molto legato, anfetamine, la perdita dell’amore della storica Cathy, ancora anfetamine, suo fratello Ray in dialisi…Lo videro attraversare nudo le strade di Los Angeles, aspettare gli alieni, delirare. Schiacciato dai suoi fantasmi e dalla sua bulimia di vita, venne ucciso dallo stesso Occidente skanovista che combatteva e che divenne il suo credo. Combattè il superallenamento in palestra e ne morì al di fuori.
Di seguito un esempio giornata-tipo pre gara di Mentzer
Ore 4 del mattino: Sveglia e lettura di testi filosofici per 2 ore
Ore 7,00 Allenamento con i pesi.
Dalle 9,00 alle 13,00 Scrittura di articoli
Alle 14,00 Uscita in bici per circa 25 Km
Ore 16,00 Sonnellino
Ore 18,00 Corsa a piedi per 6 Km circa
Ore 20,00 Pose
Ore 21,00 Disbrigo pratiche amministrative e studio di passi di filosofia.
Ore 23,00 A nanna.
Vi ricordate Michalik e il suo “Intensity-Insanity” workout? Tuttora vivo e vegeto e operativo sul mercato. Mike Mentzer e’ morto per una vita intensa e insana, promulgando filosofia e recupero funzionale. Something sounds strange, my friends….
Intensita’ e volume, l’eterna diatriba. Vite acromatiche ma di lunga durata versus molto colore per poco tempo? Essere eroi per scelta o portati geneticamente alla “magnitudo”. Poteva Alessandro Magno finire i suoi giorni in un letto? E Achille, poteva mai scegliere un’esistenza quale quella proposta dalla madre Teti, piena di figli e serenità, rinunciando ad essere ricordato in eterno? Che strano. L’estensione della vita di Mike ha “speculato” le sue convinzioni sulla teoria dell’allenamento. Il James Dean del BB ancora riempie Google… per gli altri, qualche sfocato ricordo legato alla linea, o alla capacità di posare, o al polpaccio rifatto. Niente, o poco più. Tutti noi abbiamo, almeno una volta, provato ad entrare nel tunnel dell’ultima, impossibile ripetizione. Abbiamo anche cercato di vomitare, sperando di farlo per assomigliargli. Jones affermava che una serie di bicipiti con bilanciere senza almeno un paio di conati, non era una serie, quindi siamo passati dall’”orgasmo” di Arnold allo “sbocco” di Mentzer senza subire alcun trauma cognitivo. “No pain,no gain” era scritto ovunque, sulle nostre magliette e le felpe strappate, e se non era stampato, lo scrivevamo noi con “l’indelebile”, con la mano parestetizzata dall’ultima serie. Come sempre, eravamo pronti al masochismo, solo che avevamo ridotto i tempi ed avevamo detto al boia di fustigarci con lo stesso strumento, ma piu’ velocemente…Per i romantici, la morte ha stigmatizzato la filosofia di Mentzer, rendendola a sua volta immortale. I pragmatici hanno colto nella sua morte la conferma che il razzolare male le proprie prediche annulla ogni valenza didattica. Pensate, scrivendo ciò che leggete ho sfiorato il tasto che fa apparire la calcolatrice…